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          Un luogo protetto da un recinto: le parole orto, giardino, da un  punto di vista lessicale e semantico vogliono dire proprio questo. La radice indoeuropea apofonica all’origine dei due termini è infatti la stessa: ghort /ghart, che significa “luogo chiuso” (orto deriva dal latino hortus, corradicale del greco chórtos; giardino dal francese jardin, diminutivo dell’antico francese jart, a sua volta dal fràncone gardo, vicino al tedesco Garten, all’inglese garden, al russo gorod).
           L’orto, dunque: un luogo chiuso, recintato a garanzia della propria integrità, dove il recinto ha il significato profondo di barriera tra il coltivato e il selvaggio, tra la cultura e il nulla (Massimo Venturi Ferriolo docet). Storicamente affonda le sue radici nel Neolitico, quando crea ad un tempo i presupposti per la civiltà e per l’idea di giardino; il mio orto personale nasce invece nel 1996  (anno in cui ho aggiunto al cognome paterno quello maritale), ed è costituito da un rettangolo variamente recintato di 5 m x 10, con le classiche aiuole rialzate ed un angolo nascosto per il compostaggio. Lo coltivo personalmente senza aiuto alcuno (come del resto l’annesso giardino), e con metodi rigorosamente biologici.

progetto e direzione lavori : Rosanna Castrini
località: Bricherasio
data impianto generale: 1996 (fotografato nel 2009 e nel 2010)
caratteristiche: orto monofamiliare con una  superficie complessiva di 50 m2




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