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         Il mio giardino-atelier. Leon Battista Alberti e Gertrude Jekyll, Russell Page e John Brookes, Sylvia Crowe e Ippolito Pizzetti, ovvero i Maestri frullati in un contenitore di 500 mq e filtrati con un setaccio letterario: infatti, novella Calipso eterea Citerea Alcina Armida, in eterno attendo l'approdo dell'eroe entro il magico recinto che separa la cultura e il nulla, mentre la vanga, lucida d'uso, immemore si eclissa...
In realtà l'incantesimo sta tutto nelle fotografie e negli artifici architettonici adottati a piene mani (i tagli perpendicolari all'asse maggiore, per aumentare la profondità apparente; le prospettive manipolate, per allungare otticamente le esigue dimensioni; le stanze che si aprono una nell'altra, per un'illusione di spazi labirintici).
          Quanto alla magia giardiniera, dirò invece che la natura abbastanza infelice del sito (in origine un'aia agricola lastricata a cemento su argilla impermeabile, con scarsa insolazione e repentini venti di fondovalle) ha richiesto ostinate, pazienti pratiche di coltivazione (rete di drenaggio artificiale, lavorazioni profonde e ammendanti come sabbia e ghiaia, pacciamature organiche sempre rinnovate). Non c'è impianto d'irrigazione automatico (solo qualche intervento di soccorso), e il controllo fito-sanitario è affidato al buon senso e al buon equilibrio biologico instauratosi nel giardino.