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           Sul Giardino e sul Paesaggio infinite argomentazioni, tesi, tentativi di codificazione ed enunciati sono stati umanamente prodotti: inutile ribadire qui un modus operandi che a tutto ciò, o a parte di ciò, consapevolmente, criticamente, si ispiri. Ricorderò solo le parole di Rosario Assunto: “(...) non è possibile occuparsi di paesaggio se non ci si interessa anche al giardino, che è la bellezza del paesaggio a sé finalizzata; come non è possibile occuparsi del giardino se non ci si occupa del paesaggio, che a sua volta altro non è se non la natura considerata sotto l'aspetto di quella bellezza che il giardino in quanto opera d'arte si propone di realizzare in un fare che nella contemplazione ha, plotinianamente, la propria ragion d'essere e il proprio scopo”.1

          Nei giardini, spiega più precisamente Assunto2, la medesima tecnica che le coltivazioni agricole impiegano per scopi utilitari, diventa quello che Plotino chiamava l'operare per la contemplazione: aspetto, quest'ultimo, peculiare del fare artistico. Ecco dunque, espresso in un concetto di rarefatta intensità, il senso ultimo del mio lavoro e il fine perpetuamente inseguito: operare per la contemplazione, ovvero creare bellezza, per sé e per gli altri.

          Tutto questo in uno stile personalissimo che esalta le potenzialità del luogo ed entra in simbiosi con l'architettura; che riconosce i vincoli pedo-climatici, e rispetta il  contesto paesaggisti-
co; che accoglie i desideri dei committenti e risponde all'appello della coscienza ecologica individuale; che esprime armonia compositiva e traduce il nitore formale in semplificazione della manutenzione e della cura nel tempo.


GIARDINI
1   AA.VV., Pensare il giardino, Milano, Guerini e
     Associati, 1992, p. 11.
2   Rosario Assunto, Ontologia e teleologia del giardino,
     Milano, Guerini e Associati, 1988, seconda ed. 1994, p. 146.
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